di Filippo Simeone

Come i giovani beatniks russi superarono la censura imposta dal Cremlino

Provate a immaginare di vivere in un paese in cui ascoltare musica popolare straniera è vietato. Mettere sul giradischi un vinile dei Beatles potrebbe farvi finire in carcere o peggio, al confino a morire di freddo in un gulag.

Questa era la situazione nella Russia stalinista dopo la fine del secondo conflitto mondiale.

Stalin decise infatti di bandire la musica occidentale: le puntine dei grammofoni sovietici dovevano solcare dischi dei grandi maestri russi. Inoltre, anche la musica degli emigrati russi era vietata, poiché traditori della patria. Non tutti però accettarono questa situazione.

Fra gli anni ’40 e ’60 i cosiddetti stilyagi decidono di ribellarsi all’autorità. Erano una sottocultura di giovani russi con un forte interesse per il mondo occidentale, conosciuto grazie ai reduci di guerra che nel periodo lontano dalla madrepatria hanno abbracciato usi e costumi europei e che hanno poi adottato di ritorno dal conflitto. Oltre a vestire in modo occidentale, gli stilyagi erano caratterizzati dal loro pensiero apolitico.
Uno di questi giovani beatniks, Stanislav Philo, porta con sé dall’Europa una macchina per duplicare i dischi, fatto stranamente consentito dalla legge sovietica. Nel suo negozio di fotografia di Leningrado, l’attuale San Pietroburgo, il business dei vinili di “contrabbando” impiega pochissimo a fiorire. La cultura musicale dell’Occidente – partendo dal boogie woogie per arrivare fino al rock’n’roll – invade così la quotidianità dei giovani russi.

C’era solo un problema: la qualità dei dischi, inadatti a essere solcati dalle dure puntine d’acciaio dei grammofoni sovietici.

13SMpic3jpg

Ruslan Bogoslowski – Foto di http://www.thehindu.com

Uno dei suoi clienti più fedeli era un ingegnere del suono di soli diciannove anni, Ruslan Bogoslowski, che studia nel dettaglio il funzionamento della macchina utilizzata da Philo e ne crea una più moderna. C’era da fare l’ultimo passo, quello più importante: procurarsi la materia prima.
Ruslan trova una grande quantità di lastre, pronte a essere distrutte: secondo la legge russa dell’epoca infatti, dopo un anno dovevano essere smaltite poiché infiammabili e potenzialmente pericolose. Gli inservienti degli ospedali, per liberarsi dalla seccatura di distruggere quintali di radiografie, cominciano a venderle per somme di denaro esigue.
Con il tempo Ruslan e il suo amico/socio Boris Taigin accumulano la materia prima; per circa venti anni mettono in commercio quasi un milione di bootleg di bone music. Il processo di fabbricazione era molto semplice: i solchi venivano impressi sulla radiografia, che veniva poi tagliata a mano per dargli la canonica forma circolare e, utilizzando una sigaretta, si praticava un foro al centro per poter garantire la riproduzione del disco.
Nasce così la cosiddetta bone music (letteralmente “musica delle ossa”), anche conosciuta come bone ‘n’ ribs music (“musica delle ossa e delle costole”), inventando inconsapevolmente i primi flexi disc.
Come raccontato nel video che trovate in fondo alla pagina, la vendita di dischi avveniva anche alla luce del sole: gli scambi si svolgevano proprio come nelle scene di un film. Il materiale flessibile permetteva di nascondere i dischi nelle maniche dei cappotti e nelle tasche interne; spesso i dischi venivano barattati con bottiglie di vodka, bene prezioso per quell’epoca.

Ruslan Bogoslowski divenne un vero e proprio eroe nella Russia dell’epoca. Ma lui e il suo gruppo di “ribelli”, conosciuti come i Golden Dogs, non passarono inosservati ai mastini del governo russo. Ruslan fu arrestato e mandato in un gulag ma, rimesso in libertà, ricominciò a fabbricare dischi per i giovani sovietici.

c.-Jozsef-Hajdu

Il mercato della bone music dura fino al 1966: da qualche anno infatti, con il consenso del governo, le bobine e i registratori avevano invaso il mercato interno. La qualità audio dei nastri era di gran lunga superiore, priva di fruscii e altri difetti sonori che spesso erano allo stesso volume della musica.

È dunque grazie alle fratture e alle ossa rotte del popolo sovietico che la grande musica occidentale, da Ella Fitzgerald fino ai Beatles, ha potuto varcare i confini della ex Unione Sovietica.

 

 Fonti:

– https://citiesintransition.eu/cityreport/bone-music-a-brief-history-of-time

– https://noisey.vice.com/en_us/article/rq4k85/soviet-x-ray-audio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: